Flaminia, Risolo: «L’obiettivo è alto, fare il meglio possibile»
Ogni squadra ha bisogno di qualcuno che scandisca il ritmo, e la Flaminia lo ha trovato in mezzo al campo. Andrea Risolo, centrocampista classe 1996, mette a disposizione del reparto mediano rossoblù personalità e un bagaglio d’esperienza raro per la categoria: oltre duecento gettoni in Serie C e stagioni di rilievo in Serie D.
La sua storia parte dal settore giovanile del Lecce, dove si è formato prima di affacciarsi al calcio dei grandi. Lì è arrivato un filotto di quelli che restano nei ricordi: «Ho vinto tre campionati di Serie D consecutivi da Under». Una striscia vincente che gli ha spalancato le porte del professionismo.
Il calciatore si è concesso a un’intervista per conto di Incipitcalcistico.com
Dalla Lega Pro alla Serie D
In Lega Pro Risolo ha trascorso sette anni, indossando le maglie di Akragas, Virtus Francavilla, Bisceglie e Catanzaro. Poi la scelta di tornare in D, prima con la Fidelis Andria e quindi, lo scorso anno, con il Nardò.
Oggi l’approdo a Civita Castellana, dove si è inserito senza difficoltà: «Mi trovo molto bene in questo ambiente, molto sano e si può fare davvero bene». Una realtà in cui, a suo dire, ci sono tutte le condizioni per lavorare con serenità.
Sul suo ruolo non esistono dubbi: «Ho fatto sempre il centrocampista». Una carriera vissuta nel cuore del gioco, dove adesso divide la regia con Ricozzi, tra l’altro, ex Primavera di Roma e Genoa. Insieme formano una coppia di alto livello: i metronomi rossoblù, chiamati a dare tempo e ordine alla manovra di squadra.
Un girone di grandi nomi
L’asticella, intanto, è alta. «L’obiettivo è alto, fare il meglio possibile», afferma Risolo, che conosce bene la qualità del raggruppamento. Non mancano infatti club con un passato importante: «Ci sono tante squadre forti, sicuramente parliamo di grandi società con trascorsi importanti come Prato, Ternana e Siena».
La Flaminia, però, non si sente inferiore a nessuno. «Forti lo siamo anche noi», sottolinea il centrocampista, fiducioso nelle qualità del gruppo.
A completare il quadro c’è un desiderio personale, espresso con semplicità: «Spero di fare qualche gol per aiutare la squadra, fa sempre piacere». Il metronomo può anche concedersi, ogni tanto, una nota fuori spartito.