Le giovanili con la Juventus, il Chievo dei miracoli e il ricordo di Mihajlović. Christian Manfredini: “Ho fatto qualcosa di straordinario, sono sereno”
Una carriera costernata tra picchi di altitudine incredibili, tra Lazio e Chievo Verona. Il mancato esordio con la Juventus non ha inciso in negativo sulla carriera di Christian Manfredini che -una volta terminata la sua carriera- ha da subito avuto le idee chiare su come proseguire. “Terminata la carriera ho conseguito il patentino per allenare e imparare come muoversi, ho avuto sempre da fare. Ho lavorato con la federazione e ho lavorato a livello giovanile, ho allenato in eccellenza ma il mio mondo si è stabilito sul mondo giovanile, da 5/6 anni fino a 18 anni. Non ho mai lavorato in quella di direzione, ho lavorato spesso per la Rai come commentatore”.
Rimpianti? “Non ho rimpianti, mi giro indietro e sono sereno. Sono riuscito a fare qualcosa di straordinario, che vorrebbero fare tantissimi ragazzi che si approcciano a questo sport. Ho giocato contro Ronaldo, Adriano, Totti, Ibra…con Stam, Mihajlovic, Liverani… mi sono goduto tutto e sicuramente avrei potuto fare qualcosa in più ma raccogli quello che semini. Magari qualche presenza in più tra Champions e Nazionale”.
Sinisa? “Ho solo ricordi belli, era un uomo molto sicuro ma la sua sicurezza non era spavalderia. Sapeva la sua forza e quello che era, conosceva la sua potenza: era molto bravo con le mani oltre che con i piedi, capacità tecniche incredibili. Chi non lo conosce e lo vedeva in televisione poteva pensare questo, è sempre bello ricordarlo”.
Prosegue: “Sono cittadino italiano e il percorso è stato fatto tutto qui, avrei potuto vestire la maglia dell’Italia nel 2002 ma non sono stato convocato per i mondiali in Corea. Il mio agente ha avuto l’idea del doppio passaporto e ho fatto 3 amichevoli con la Costa D’Avorio, sarei potuto andare ai Mondiali del 2006 e lì non sono stato convocato perché c’era gente come Yaya Touré”.
Una Lazio stellare
Tra le squadre con cui ha giocato di più, l’esterno italo-ivoriano ha fatto sognare il club capitolino. La Lazio è stata una parentesi più che positiva per la sua carriera e continua a seguirla tutt’oggi. “A questa Lazio bisogna fare solo applausi, mettiamo prima i giocatori…poi gli allenatori e alla fine c’è anche la società. Gattuso ha saputo trasformare questo momento no e tutti pensavano che sarebbe stata un’annata disastrosa. Mercato fatto all’ultimo. Può finire questo periodo ma di certo non faranno un campionato di bassa classifica, in Europa arriverà al 100%”.
Prosegue con i parallelismi: “I giocatori di un tempo erano molto più bravi, attualmente sono meno bravi ma più atletici a livello fisico. Sicuramente è cambiato il calcio, specialmente fuori dal campo per social e quant’altro. Sono mondi completamente diversi, il mio calcio è familiare. I magazzinieri a Roma erano miei fratelli, ora non penso sia proprio così. Con i social i calciatori si vedono come star, dal punto di vista tecnico. A Torino mi allenavo con la Juve e vedevo Vialli, Ravanelli e altri…non la prendevo quasi mai la palla”.
Il (non) rimpianto Juve e l’amore per il Chievo
Christian non ha avuto possibilità di fare il suo esordio a tinte bianconere, di certo però questo non l’ha abbattuto. Piuttosto l’ha spronato a fare sempre meglio. “Quella Juve non pensava proprio ai giovani, Trapattoni non li amava. Con Lippi qualche giocatore della Primavera ha iniziato ad arrivare in prima squadra, qualcosa è cambiato dopo. Erano così tanto forti che forse neanche eravamo all’altezza”.
Chievo Verona? “Quando parli di Chievo a me e ai miei compagni abbiamo tutti ricordi incredibili. Ho provato emozioni mai viste, le abbiamo fatte vivere a tutto il mondo. Quella squadra ha raggiunto risultati inimmaginabili. Oggi per me non è lo stesso Chievo, per me rimane quello di Campedelli e Sartori. Sono felice per Sergio Pellissier perché ha il Chievo nel sangue e credo possano arrivare in alto”.